RISPARMIO

Pioggia di 9 vittorie in appello per i risparmiatori Chi aveva acquistato bond argentini in casa doveva essere informato del diritto di recesso. La Corte: «Il Decreto del Fare non si applica»

Parma, 2 ottobre 2014 – Una vera e propria pioggia di vittorie per i risparmiatori. La Corte d’appello di Venezia, con ben 9 sentenze[1], ha iniziato a confermare 14 pronunce del Tribunale di Padova relative ad acquisti di titoli argentini effettuati da diversi consumatori.

In tutte le decisioni di primo grado il Tribunale di Padova aveva ravvisato la violazione dell’art. 30 TUF, perché, sebbene i contratti fossero stati stipulati presso l’abitazione dei risparmiatori (ossia in un luogo diverso dalla sede legale della banca o di una sua dipendenza o filiale), ai risparmiatori non era stato comunicato per iscritto che avevano un termine di 7 giorni per recedere dal contratto e liberarsi dagli impegni assunti.

La Corte d’appello, con le sue decisioni, ha escluso l’applicabilità a casi come questi del c.d. “Decreto del Fare” (d.l. 21 giugno 2013 n. 69), il cui art. 56 quater dispone che l’estensione dell’art. 30 ai contratti di acquisto di strumenti finanziari parta dal 1 settembre 2013. «Per la Corte – spiega l’avvocato Giovanni Franchi, il legale Confconsumatori che ha difeso in giudizio i risparmiatori – non siamo, infatti, al cospetto di una norma meramente interpretativa, che sarebbe stata invocabile anche per contratti stipulati anteriormente, ma di una disposizione creativa, applicabile, per l’effetto, solo da quella data e non ad acquisti di titoli effettuati anteriormente».

La sentenza è fondamentale, perché sancisce che la nuova norma, introdotta dal legislatore per paralizzare una fondamentale decisione delle Sezioni Unite della Cassazione, non può applicarsi al passato. «Era da tempo che sostenevamo questo principio, - aggiunge Franchi – ma è questa la prima volta che un giudice (un giudice dell’importanza di una Corte d’appello) si uniforma alla nostra tesi».

Scarica una delle sentenze (tra loro analoghe) della Corte d'Appello di Venezia.

Per approfondire leggi questo articolo.


RISPARMIO

Con l'ordinanza rimborso flash da oltre 15 mila euro

a Parma Confconsumatori ha ottenuto in soli 4 mesi l'annullamento del contratto d'acquisto di titoli Bei, firmato solo dall'associata e non dalla Banca



Parma, 27 maggio 2011 – Un’altra fondamentale vittoria della Confconsumatori relativa all’acquisto di obbligazioni Bei in valuta islandese.

Il Tribunale di Parma con l’ordinanza prevista dall’art. 702 ter c.p.c., dopo pochi mesi dall’inizio del giudizio, ha infatti condannato un istituto di credito a restituire ad un'associata Confconsumatori il capitale investito (€ 15.635,89) detratte le cedole incassate e il controvalore dei titoli rimborsati,  maggiorato degli interessi legali e delle spese di lite.

Il Tribunale ha, più in particolare, ritenuto la nullità dell’acquista per difetto di forma ai sensi dell’art. 23 TUF. Infatti il contratto generale d’investimento, ossia il contratto destinato per legge a disciplinare i rapporti tra le parti, non poteva ritenersi valido in quanto sottoscritto dalla sola investitrice, senza la formale accettazione dell’istituto di credito.

Ma la novità del provvedimento sta soprattutto nella circostanza che la condanna sia contenuta non come normalmente avviene in una sentenza, ma in un’ordinanza ottenuta in brevissimo tempo – non più di quattro mesi - alla fine del procedimento sommario di cognizione, introdotto con la riforma del codice di procedura civile contenuta nella legge 18 giugno 2009 n. 69.

È questa - dichiara l’avv. Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato in giudizio la risparmiatrice – un provvedimento importantissimo, perché è una delle prime volta che, dopo l’entrata in vigore degli artt. 702 bis e ter c.p.c., si ottiene un ordinanza di condanna a distanza di pochi mesi  dalla proposizione del relativo ricorso e con un semplice accertamento incidentale della nullità dell’ordine per difetto di forma. Ma il provvedimento è importante anche perché conferma quell’orientamento giurisprudenziale, secondo il quale può considerarsi valido il contratto generale d’investimento in cui compare non solo la firma del cliente, ma anche la sottoscrizione del legale rappresentante dell’istituto di credito".

Scarica l'ordinanza cliccando QUI.

Importantissima pronuncia dell’arbitro bancario in caso di clonazione

di carta di credito

 

A Roma un ennesimo successo in un caso di phishing

Roma, 24 Ottobre 2013 - Un caso di pirateria informatica si è risolto con un ennesimo successo di Confconsumatori di Roma. Un consumatore, titolare di un conto corrente presso un intermediario finanziario, è stato oggetto di un attacco di phishing al seguito del quale gli sono state sottratte, in tre momenti diversi, tre somme di denaro dalla carta di credito. Il consumatore ha così bloccato la carte in questione e disconosciuto tali operazioni con le modalità indicate dal gestore. Quest’ultimo però ha rifiutato il rimborso eccependo che le operazioni contestate sono state eseguite regolarmente o comunque volendo attribuire alla stessa la responsabilità per la mancata custodia dei dispositivi personalizzati. Così il titolare del conto corrente attraverso la Confconsumatori di Roma, si è rivolto dopo la risposta negativa dell’Istituto di credito, a riconoscere la responsabilità di quest’ultimo per non aver predisposto gli idonei sistemi di protezione contro le truffe perpetrate per via telematica. Sono state così riconosciute le ragioni del consumatore con il risarcimento richiesto e la vittoria delle spese di competenze ed onorari.

"Quella dell’Arbitro Bancario Finanziario - l’avv. Barbara D’Agostino della Confconsumatori Roma che ha assistito il consumatore - è una decisione molto importante perché riconosce, accanto al dovere dell’utente di prestare sempre la massima diligenza nell’utilizzo dei propri codici di accesso al servizio di home banking, anche l’altrettanto fondamentale dovere di diligenza dell’intermediario finanziario nell’adozione di tutte le cautele necessarie per proteggere adeguatamente la clientela dal rischio sempre più frequente di truffe informatiche".

La Confconsumatori di Roma è a disposizione di chiunque avesse avuto problemi similari di phishing presso la sua sede: Confconsumatori Lazio -  tel. 06.86326449 – e-mail.Confconsumatori.roma@tiscali.it. Sede: Via Padova n. 41– Roma.


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Prima vittoria Italease: restituiti oltre 50 mila

A Parma Confconsumatori ottiene il primo risarcimento per un acquirente di titoli Italease: il contratto del '92 non era stato aggiornato



Parma, 11 aprile 2011 - Prima vittoria in Italia per un acquirente di obbligazioni Italease, associato Confconsumatori, il quale otterrà l’integrale restituzione del capitale investito.

Il Tribunale di Parma con sentenza n. 358/11 ha dichiarato la nullità degli ordini di acquisto, alle date  dell’11 luglio 2005 e del 23 novembre 2005,  di obbligazioni Italease e ha condannato la banca venditrice alla restituzione in favore dell’acquirente della complessiva somma di 51.129,90 €, maggiorata degli interessi legali nel frattempo maturati.

Il Tribunale ha così deciso, perché l’investitore aveva sottoscritto il contratto generale d’investimento nel 1992 e lo stesso non era stato rinnovato in conformità alla nuova normativa introdotta con il TUF (d.lgs. 24 febbraio 1998 n. 58). Questi, più in particolare, i rilievi del Tribunale: “La distanza tra il vecchio modello di contratto di intermediazione finanziaria, utilizzato nel 1992 dalle odierne parti processuali e quello recepito dalla normativa del 1998 è segnata essenzialmente da cinque punti: operazioni non adeguate, best execution, operazioni in contropartita[…], possibilità di ordini telefonici, acquisizione di informazioni sull’esperienza del cliente e propensione soggettiva al rischio. Ora nel caso in esame, deve ritenersi che il contratto quadro, concluso nel lontano 1992, in mancanza di adeguamento, quanto ai requisiti di forma-contenuto, alla normativa regolamentare medio tempore intervenuta a disciplinare la materia, aveva perduto efficacia nel momento in cui, nel luglio e nel novembre 2005, sono stati impartiti gli ordini […]”.

"Trattasi – per l’avv. Giovanni Franchi legale Confconsumatori che ha tutelato in giudizio il risparmiatore, nel frattempo purtroppo deceduto (il rimborso spetta agli eredi) -  di una sentenza importantissima, che si pone in linea con altri precedenti, quali un’ordinanza del Tribunale di Ferrara e una sentenza del Tribunale di Parma. Precedenti importanti perché dimostrano che l’esistenza di un vecchio contratto generale d’investimento non basta se gli acquisti furono effettuati dopo l’entrata in vigore del Tuf, senza che quel contratto - se ciò era necessario, perché non in regola con le recenti disposizioni - fosse stato adeguato in conformità alla nuova normativa”.

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